Silia

19 Novembre

Posted on: 19 novembre 2008

19 Novembre 2008 ... o 2009?

 

 

Ti ricordi che era un 19 di Novembre?
Fuori faceva un freddo secco secco e ti si gelavano le dita nello scrivere queste parole.
Ti ricordi che eri seduta su un panchetto di legno nel giardino di ingegneria, sola e in silenzio, sgranocchiando una mela gialla all’ombra di un cipresso?
Io me lo ricordo sì.
Mi ricordo anche il sommesso cinguettare degli uccelli fra le fronde, le parole tutte storte,
il sole che scoloriva nonostante fosse solo primo pomeriggio.
Avevo il cuore nel mio cassetto dei pensieri più dolci e profondi,
era inquieto come un passerotto rinchiuso in gabbia, ma felice.
Felice di essere riuscito a capire come fare, dopo molti anni, a volare alto senza avere paura.
Mi pulivo la bocca dal succo della mela con le dita della mano. Non mi importava.
C’erano due sedie verdi di ferro vicine sul balcone della casa davanti al giardino.
Due sedie vicine, che se si fossero tenute per mano mi avrebbero ricordato i due vecchini incontrati stamattina al supermercato, le dita intrecciate, il sereno sorriso di anni e anni trascorsi insieme.

’Hai mai provato a scrivere senza pensare?’

’Mmmh, io no. E tu?’

“FiorinFiorello, l’amore è bello vicino a te”… Un ragazzo, sicuramente del Sud, mi sta cantando pure la serenata mentre lavora sulle impalcature qui dietro le mie spalle.
E’ uno di quelli che vivono a Bologna da abbastanza tempo per riuscire ad aver acquisito la cadenza, ma da troppo poco per aver corretto la dizione mediterranea.
E io sono qui da solo 10 minuti?

Non mi pare vero.

Quisiera un cigarillo.
Un cigarillo chiquitito, por favor.
Ya me lo estoy imaginando.
Potrei scrivere anche in spagnolo, sarebbe meraviglioso poi andare a rileggere.

Sono alla 4a pagina e la mela è solo a metà.
Metà nella mia mano, metà nella mia pancia.
Una piccola parte anche nella mia testa.
Ma quest’ultima non è gialla, no.
E’ rossa come il sangue della Marghe, avvelenata in parte come quella di Biancaneve.
Sono oltre la metà.
Della 4a pagina e della mela.

Ma se adesso cade un seme di mela, qui ci cresce un melo?
E’ davvero così semplice?
Sarebbe bello però.
Inizio a sentire i geloni alle dita delle mani.

Ora sono 20 minuti. Ne mancano quanti? Due?
Una volta però si potrebbe anche fare a modo mio. Uffa. (che ci stava molto bene)
15… non suona poetico?
Non dolce, dolce come il 6, ad esempio, o deciso come il 3.
Ma il 15 è poetico. E soprattutto è MIO.

Avevo in m… Basta.
Sarà importante? Fondamentale? Necessario?

Non lo so, ma mi tornerà in mente.

Adesso vivi.

"Ogni tanto mi chiedevo se i miei occhi e quelli del resto del mondo vedessero le stesse cose. Forse il mio cervello era difettoso."

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