Silia

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Ho bandito la tristezza, ho scacciato l’amarezza
ho rotto quattro tazze e ho spostato baracca e burattini in un mondo bipolare.

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Silly

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1 altro giorno e quest’anno che qualcuno ha definito ‘di merda’ finirà.
Letteralmente NON VEDO L’ORA.

Sto diventando cinica e mi sta passando l’amore.
Verso tutti.

Negrita - Ho imparato a sognare

1# Io e la Bubi che balliamo sotto le stelle di Central Park.

2# Il primo giorno di scuola a Roma, quando ho preso per mano mia sorella che piangeva a dirotto.

3# Mia madre che mi accompagna fuori dal Thyssen-Bornemisza a Madrid, io semi-svenuta, con 40°C all’ombra, e mi compra il plumcake di Starbucks.

4# La notte che ho visto le lucciole per la prima volta a Monte Donato.

5# Mio padre che mi lega al collo la bandiera della Spagna il giorno della mia laurea.

6# L’abbraccio di Filippo, senza una parola, dopo la telefonata più difficile e dolorosa della mia vita.

7# Ballare la siguiriya sotto la pioggia al chiostro San Martino.


8# Il giorno che ti ho incontrato


La mia domanda è questa:

Si può distruggere con le proprie mani la propria felicità?
Frammentare il cuore, due cuori, come due biscotti secchi, lasciare scivolare quelle briciole irregolari, alcune appuntite, su un tavolo spoglio che odora di vecchio… e lasciare che sia il vento a spazzarle via?

Si può?
Posso farlo?



Si può? Sì.
Posso farlo? No.

Ebbene sì, possiamo farci del male con le nostre mani. Accade. Magari una distrazione, la stanchezza, la noia. Accade.
Magari proprio perché il tavolo dove mangiamo odora di vecchio, allora non ci curiamo delle briciole che seminiamo. Più o meno coscienti, accade.
Ma dici bene: si può lasciare che il vento le spazzi via? Certamente.
Una brezza basterà a portarle altrove, magari in bocca a qualche uccello, magari in terra per qualche formica, o ancora, in terra.
E ciò che cade in terra, se è buono, fa terra. E poi la terra germoglia, e poi si miete, e poi si raccoglie, e poi si macina, e poi si impasta, e poi si cuoce.
E poi si sforna. E poi si mangia.
Cosa? Ma biscotti. Nuovi biscotti. Accade. Così.

Si può? Sì.
Posso farlo? A ben pensarci…

Il tenero chicco di grano, prima di diventare biscotto, deve subire di tutto. E aspettare.
Parte ne mangeremo, parte cadrà in terra.
Parte ci nutrirà, parte darà altri frutti.

Si può? Sì.
Posso farlo? Puoi. Scegli di che nutrirti, scegli quali frutti avere.

Ah… con i biscotti sbriciolati si possono comunque fare buonissime torte. Ti devi procurare un po’ di altri ingredienti, ma c’è chi ne ha da vendere…

… poi guardai fuori dalla finestra.
Il sole era già tramontato, ma la luce era tanta..
oppure molta..

e la vidi.

Una piccola farfalla, minuscola,
che avrei potuto scambiare per una fogliolina secca
che danza cullata dal vento della sera.

Spinta da un verso
lei volava dall’altro.

La fatica l’ho percepita guardandola:
sbatteva frenetica le minuscole ali,
pochissimo avanzando,
a volte cedendo al riposo gravitazionale

Io avrei voluto imparare ad essere così.
Forte.

Senza chiedermi continuamente il senso delle cose
il significato dei gesti..
senza dipendere dalla verità.
La verità.. questo ‘mito’, la virtù che ho perseguito e venerato sopra ogni cosa,
ma che mi ha solo fatto del male.

E so che continuerà a farlo.

Mentre sbatterò le ali, lei sarà lì,
a soffiarmi contro..
e per quanto potrò essere forte,
per quanto riuscirò a volare

prima o poi
mi porterà via.

Ci sono fulmini e saette in grado di dividerci dentro
una volta sola.

Passano, tagliano, strappano.
Pioggia che non finisce mai.

Quel filo nervoso di luce, irrompe,
tra le nuvole, preparandosi al sereno,
lasciando spazio
ad un arcobaleno.

Pioggia che non finisce mai.

Solo una volta,
cielo di un colore mai visto.

Poi non lo fa più.

Biagio Antonacci - Le cose che hai amato di più






Dai una stoccata al fiammifero.
Si accende, e la fiammata è forte. intensa.
Lo metti a testa in giù e, guarda un po’.. aumenta.
Lo rimetti al posto giusto.. e dopo un po’ si spegne.

Abbiamo acceso mille fiammiferi,
ne avevamo una scatola piena.
Uno dopo l’altro
Uno insieme all’altro, anche.

Ci bruciavamo, a volte,
ma che ci importava.
Con tutta quella luce, quel calore
a nessuno importa.. se ci si ride un po’ su.

Avrei voluto festeggiare i miei 18 con voi,
scandagliare le opzioni dell’università,
avrei voluto farvi vedere come guido la macchina,
la ballerina di flamenco che sono diventata.

Avrei voluto vedere la finestra sul tuo cuore,
mentre, a braccia aperte, ti mostravo il mio.
Parlarti delle mie paure, delle mille paranoie.
Dirti che saresti stata perfetta per essere la mia testimone di nozze.

Avrei voluto..
e vorrei.
Ma il fiammifero si è bagnato di quelle lacrime che non sono mai cadute.
O si è spento..

..al soffio di una folata di fredda tramontana.